Nuova settimana, nuovo articolo. Ma di che parliamo stavolta? Di un programmino niente male che anch’io finora avevo trascurato nella visione e quindi nella trattazione su questa rubrica, ma che si sta imponendo all’attenzione pubblica per la carica di genialità e sprint che lo connaturano. Si chiama Parla con me, condotto dalla Dandini e in onda tutte le sere feriali su Raitre solo (ahinoi!) dopo le 23.35. Perché è originale? Per una manciata di motivi che possiamo sintetizzare così: 1) la squadra della Dandini è garanzia di qualità per le trovate creative (la pillola di LOST IN WC che ironizza sul Premier e le sue avventure amorose), per la freschezza e l’intelligenza delle battute, nonché per il garbo con il quale sa porgerle; 2) l’idea di ospitare come banda musicale ogni settimana gruppi giovanili diversi permette di conoscere altre sonorità e nuove sperimentazioni musicali che difficilmente trovano spazio e visibilità in televisione (la Mannarino Band è a dir poco fenomenale nel suo proporre atmosfere latino-cubane su testi profondi e al contempo divertenti); 3) l’intervista principale a un ospite di turno, come nel caso di Eugenio Scalfari, consente di portare molte opinioni in video, anche quelle alternative alle predominanti e per ciò spesso e volentieri oscurate. Certo dovremmo pure constatare una certa stanchezza ravvisabile nella conduttrice quando deve legare i momenti della trasmissione con fare alquanto automatico, soprattutto dal momento che andando in onda 5 sere a settimana la dose di verve creativa in questi casi può mancare. Nel complesso, comunque, mi pare di proporvi una lettura favorevole, tanto che invito chi ancora non lo avesse fatto a guardare Parla con me almeno una volta da adesso. Anche perché le cose che si dicono (come lo spirito con cui si riescono a dire che non è da meno!) hanno il sapore della saggezza perduta, del colloquio sincero e di buon senso che, ripetiamo, è soffocato da una Tv retorica e prona al potere. Conoscete la mia avversione alla pletora di Vespa, ed ora leggendomi entusiasta della Dandini potreste cominciare ad accusarmi di partigianeria di sinistra. Anche perché, come recita il titolo che ho scelto stavolta per l’articolo, mi sembra che presto potrebbe scomparire dal palinsesto. Fate come credete, mentre io mi limito a dichiararvi la mia neutralità politica e obiettività professionale. Tanto che ci stiamo abituando a sentir definire “di sinistra” chiunque non la pensi come il Papi.. Alejandro De Marzo angeloalejandro2003@yahoo.it
Riprendiamo la rubrica con una piccola rettifica: la scorsa volta per errore ho parlato della Vodafone anziché di Infostrada riferendomi agli spot di Mike ancora in onda. Mi scuserete ancora della svista, soprattutto considerando l’enorme eventualità di far confondere marchi di telefonia ormai sempre più vicini in marketing commerciale. Venendo all’argomento di questa settimana credo di far cosa gradita se condivido la bellissima esperienza del Prix Italia della Rai, tenutosi a Torino dal 21 al 26 settembre. È un prestigioso e antichissimo concorso internazionale sulla qualità televisiva che la Rai ebbe l’intuizione di organizzare nel 1948 a Capri e che da allora ha rappresentato la vetrina di consacrazione per emittenti private e servizi pubblici di tutto il mondo. La settimana quest’anno si è svolta d’altronde proprio nella città che vide nascere la radio e quindi la Tv nazionale italiana. Non immaginerete che emozione giudicare i vari programmi seduti negli studi di produzione televisiva di via Verdi, dove tutto respira di storia e fascino. Come si svolge il Prix Italia? Il primo giorno si insediano le giurie, ognuna elegge il Presidente e scadenza i ritmi del proprio lavoro (bisogna visionare individualmente i vari programmi, giudicarli in gruppo e quindi esprimere la terna di finalisti per la serata finale). Nelle giornate seguenti si possono visionare tutti i programmi on demand, da postazioni multimediali opportunamente predisposte nel salone del mitico Auditorium Rai (dove si esibì anche Arturo Toscanini e cantava in diretta radiofonica il quartetto Cetra), mentre partono parallelamente conferenze ed eventi anche aperti al pubblico. Si è così potuto assistere all’anteprima di documentari (sul Concilio Vaticano II poi trasmesso da Raitre nell’ambito de La Grande Storia) e fiction (una fra tutte quella su Il Commissario Vivaldi prodotta per Raidue). Molti i vip e i dirigenti che hanno onorato della loro presenza le attività del Prix Italia di Torino. Dispiace solo constatare che purtroppo il tema della qualità della televisione e delle trasmissioni non interessa molto la produzione “ordinaria” che tutte le Tv realizzano nel corso dell’anno, riservandola a pochi titoli (per lo più documentari e serie) buoni apposta per far bella mostra ai Festival internazionali di premiazione. Speriamo che la Segreteria Generale del Prix Italia di Giovanna Milella possa mutare tale sensibilità.
Ancora buona estate carissimi (e a quanto pare anche fedelissimi) lettori della rubrica! Le vacanze saranno pure finite, ma la stagione resta estiva fino al 21 di questo mese (maltempo permettendo!) e dunque anche la Tv si attarda nel lanciare i suoi palinsesti trasferendoci gli strascichi di una estate memorabile per tanti versi. Non ultimo la morte improvvisa del grande compianto Mike Buongiorno, il re del piccolo schermo. Apriamo dunque questo nuovo corso della rubrica dedicando a lui il nostro pensiero, ovviamente nella logica di analisi televisiva del trasmesso. Va infatti sottolineato come la nostra Tv si sia organizzata per celebrare il suo padre fondatore. Diretta da Milano della messa nel duomo e poi commemorazione all’aperto sul piazzale con Fiorello che ha nuovamente dato prova di grande professionalità riuscendo a scherzare con garbo facendo il verso a Mike anche in quella circostanza delicata. Ma se tutte le reti Rai han mandato in onda spezzoni di repertorio dei programmi storici del Mike nazionale, avremmo voluto davvero che Canale5 dedicasse al personaggio uno spazio maggiore, anche perché, a detta di Berlusconi che lo contrattualizzò nel 1978 ad inaugurare la prima Tv privata italiana, Mike era la Tv commerciale (per la capacità nelle televendite e per il ruolo di direttore creativo e presidente onorario di Mediaset). Purtroppo il gruppo Mediaset lo aveva già dimenticato l’anno scorso, quando lo costrinse a fare un appello disperato dalla trasmissione di Fazio per sapere i motivi del suo allentamento. Senza indugiare su questa polemica, veniamo infine a considerare la valenza televisiva della sua “presenza dilatata” dagli spot pubblicitari che fruiremo tra pochi giorni. È proprio nello stile di Mike, perfezionista e lavoratore fino all’ultimo, che la Vodafone ha deciso di trasmettere (dietro entusiasta autorizzazione della famiglia Buongiorno) prossimamente gli ultimi spot che Mike aveva girato per l’azienda insieme a Fiorello. La cosa potrebbe lasciare interdetti se non si prestasse attenzione alla proprietà per così dire “eternizzante” che la Tv detiene, una capacità di conservare nella memoria e trasferire in una dimensione mesmerica tutti i volti che la popolano (purtroppo anche quelli meno professionali e meritevoli). Ma per Mike è diverso. Lui non ha bisogno della Tv per restare nei nostri cuori, ci sarebbe restato comunque. Mike era la Tv.
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